domenica 21 luglio 2013

I "due" parlamenti




La questione che attanaglia da tempo, in una crisi che direi lunga, il ruolo e senso delle nostre camere parlamentari sembra essere il fatto che non si comprenda, nella tempesta in cui si trova il vascello della “repubblica nazionale”, che il problema non è sic et simpliciter nell’architettura delle camere e nei diversi criteri di formazione o rappresentatività di esse, o quello della utilità o meno del Senato o Camera Alta, o ancora quello della crisi della rappresentanza, che (è il suo quid novi) ha investito l’asse partitico, il che è assai allarmante; ma dirò subito che forse c’è e non c’è.
Tutti temi che per chi sappia un po’ di storia costituzionale (già, perché questa materia esiste e non da oggi…) risultano tutt’altro che nuovi, per essere quelli tipici delle strutture istituzionali, in parte quegli stessi dei lavori - tutt’altro che pacifici, contrariamente alle immagini rassicuranti - della nostra Costituente; ma la questione di fondo è nel fatto che possiamo pensare all’esistenza o avere davanti agli occhi l’immagine di due parlamenti, la cui configurazione nonché funzione oscillano simbolicamente fra un prima e un dopo rivoluzione francese.
Meglio ancora: esiste una figura di parlamento collegata con le moderne costituzioni lunghe le quali sono chiamate per natura a regolare la vita e dello Stato e del popolo (Stato-apparato, come si dice, e Stato-comunità) e a mettere chiarezza e ordine in tutte le materie, comprese necessariamente quelle sociale e del lavoro, enunciando una serie di principi da rispettare e dunque di giudizio, denotando in questo una crescita della civiltà e cultura giuridiche; ed esistono parlamenti che a quel collegamento tendono a sfuggire e/o sfuggono, nei fatti, esibendo, rispetto ai progressi della cultura giuridica, patenti segni di regressione. È insomma una questione, a voler semplificare le cose, di spirito storico.
I parlamenti, si sa, esistono quanto meno dall’alto medioevo ed è a questa epoca nonché a quella delle monarchie assolute (laddove è assai forte nelle camere l’influsso di ministri, sovrani e cortigiani) che io alludo quando parlo della seconda tipologia. Essi sono parlamenti corporativi, retti dal privilegio e dalla negazione del principio di eguaglianza; chiusi in sé a riccio, che hanno problemi interni, sostanzialmente di lotta per il potere, dunque propri (laddove imperversano camarillas, con cortigiani e cortigiane a incidere sulle somme decisioni politiche) e non generali, che prevalgono sui problemi politici e reali riguardanti la comunità. Sono giurisdizioni in proprio (interna corporis) le quali creano esse stesse problemi che fuorviano ogni risorsa rispetto ai bisogni del paese reale e che coinvolgono negativamente la vita delle popolazioni, in cui cresce alla fine la negatività.
Avvertivo chiaramente il concetto sere fa, comparando i notiziari televisivi locali e provinciali a quelli di rilievo nazionale. E la sensazione era netta: i vari territori, con i sindaci, le province e le regioni, hanno politicamente e cioè amministrativamente un loro tono e linguaggio problematici, dotati di concretezza, immediatezza e vitalità e lì la questione generale non riesce a nascondere o a rimuovere quella particolare e quotidiana, mostrandone anzi le distanze. Lì la non soluzione politica non riesce a scacciare la concretezza e dunque almeno sotto questo profilo la rappresentatività può essere ritenuta ancora questione viva. Sanità, trasporti e tributi - al pari di ogni sorta di crimine - sono temi effettivamente vissuti su cui chi non può non viverli può esprimere la sua opinione in modo vero e competente - il che se non esclude né corruzione né mafiosità né inettitudine né rassegnazione popolare, non esclude nemmeno la concretezza dei problemi quali problemi politici.
Ma a quel punto i notiziari generali (i telegiornali classici dei principali canali televisivi) mostrano come quei temi, divenendo di ordine nazionale, perdano il loro indice di concretezza e di testimonianza popolare o sociale; il che può anche spiegare le tentazioni, da più parti, di cambiare la Costituzione formale o rafforzando l’esecutivo, o abolendo le province, tutte credo sintomatologie, che squilibrano il principio della separazione o divisione dei poteri.
Oggi quello che accade ogni giorno ed è visibile finalmente in televisione è che il famoso palazzo di pasoliniana memoria - dunque la crisi è davvero lunga - è qualcosa di tangibile. È il palazzo, dei falsi problemi corporativi, che rappresenta sé stesso e interessi privilegiati, in barba ai controlli della magistratura contabile e alla dottrina di un Mortati, che parlava per esservi giunto per via razionale di rappresentanza degli interessi della nazione. Ma ancor meglio e più realisticamente: ciò che si ha ora è una oscillazione, fra due parlamenti o se si preferisce - essendovi per così dire parlamenti e parlamentini - fra due immagini di parlamento. 
Ed è comunque che qui io mi scuso per non aver parlato di economia e per essere dunque la descrizione in qualche modo incompleta.  

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